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La partita a poker degli indipendentisti

Regionali 2019, appena un anno e mezzo è passato.

L’ariete indipendentista (si fa per dire) si presentò agli elettori diviso in 3 teste, prendendo tre capocciate colossali, tale da far quasi scomparire gli stessi partiti / coalizioni.

Per mesi si è recriminato a frastimus per la mancata alleanza tra Unidos, Partito dei Sardi e Autodeterminatzione.

La storia è andata avanti, Solinas ha (s)governato sotto dettatura longobarda, che ha in mano l’assessorato più importante in questa fase di crisi da covid (e anche il più redditizio), umiliando il partito sardo storico, “il più vecchio d’italia”, se questa cosa ha un senso ancora oggi.

La crisi del governo sardo è in piena fase acuta, dovuta alle stroncature del governo statale, che umilia in continuazione l’autonomia, alle interferenze degli industriali (Report o meno, ci sono delle ammissioni in maggioranza) dalla gestione incredibilmente dilettantesca dell’assessore alla Sanità, che chiese il silenzio stampa dei medici, per evitare il confronto, fino alla gestione dei rapporti con la stampa di Solinas, che rifiuta le domande in casa, ma si presta alle carezze del “fuoco” amico di Rete 4.

Dall’altra parte ci sono l’inutile opposizione della sinistra e dei 5stelle, che nel silenzio assenso avallano le scelte del governo centrale spianando la strada alle umiliazioni delle istituzioni sarde.

Continuano le esercitazioni militari con il benestare del governo centrale, governo sardo, di maggioranze e opposizioni.

In questo scenario, la partita all’interno del mondo indipendentista viene aperta da Maninchedda, scrivendo l’articolo Come e dove trovarsi, in cui propone l’alleanza di una vasta area non solo indipendentista (a destra l’area identitaria è stata coperta dal Psd’Az, almeno sulla carta).

La proposta viene raccolta dai Rossomori, ne scrive Sardegna Mondo e segnalo anche questo articolo di Mario Pudhu, che denuncia l’assenza di un mezzo stampa, voce degli indipendentisti, che potrebbe essere anche l’inizio di un “dove trovarsi” e parlarsi.
Pudhu ha messo il dito sulla piaga della mancanza di un contenitore di informazioni di area indipendentista.

La proposta di Maninchedda non è da rifiutarsi a priori, anche se l’allargamento delle forze fino all’area italiana, presenta notevoli rischi.

La questione è posta male.
Parlare di alleanze con il centro-sinista italiano senza parlare di contenuti è un suicidio:

Assieme al PD (il partito democratico, proprio quello).
Per fare cosa?
Qual è il piatto della partita?
-Chiudere le basi militari?
-Fare la scuola sarda (cioè risardizzazione dei sardi e ricostruzione della coscienza nazionale)?
-Rivedere lo statuto sardo, andando verso una Costituzione sarda, eventualmente in una prima fase (momentanea) federata all’italia?
Sigurus seus chi dd’ant a fai?

Senza un piatto di questo tipo la proposta di alleanza con i partiti italici è da rifiutarsi in maniera secca e decisa.

La cosa potrebbe avere senso, tatticamente per un breve periodo, un’alleanza non organica, magari corredata da un contratto su quei tre punti scritto nero su bianco, e con una scadenza temporale degli obiettivi.

La politica è anche mal di pancia.
Scuola sarda, basi militari e Costituzione sarda valgono la perdita della verginità morale?

Il rischio di rimanere impantanati nel fango delle vecchie volpi politiche è altissimo.

Tuttavia il mondo indipendentista deve porsela qualche domanda sulle ragioni della sua esistenza.

Vive come pura testimonianza o deve democraticamente realmente ottenere dei risultati politici e cercare di conquistare nuovi spazi di libertà della società sarda? Passo dopo passo, fino all’indipendenza.

Testimoniare la fede in maniera pura, oppure fare Politica e modificare la società?
La questione non è nuova e i fallimenti ci sono stati storicamente da entrambe le parti.

I 5 stelle, nel contesto italico, si sono trovati allo stesso bivio e, paradossalmente sono crollati pur raggiungendo i loro principali obiettivi dichiarati (reddito di cittadinanza, taglio dei parlamentari).

Si potrebbe chiedere a Maninchedda che cosa è stato fatto nei 5 anni di assessorato, cosa ha ottenuto di questi 3 punti.

La legge sulla lingua sarda e la scelta dell’inno ufficiale è troppo poco per poter dire che ne è valsa la pena.

Solinas a destra promise la scuola sarda, ma ha passato il primo anno (prima della crisi covid) cincischiando.
Ora diventa dura in questa emergenza fare questa riforma.
Le priorità sono cambiate.

Questi due fallimenti (a destra e a sinistra) sono un campanello di allarme per chi decide di raccogliere la proposta di Maninchedda.

La partita a poker è iniziata, il rischio bluff è alto.
Vedere le carte in questa fase non costa niente e non presenta particolari rischi.
Per passare la mano in seguito c’è sempre tempo.

Copertina presa da https://www.linealibera.info/

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