La Sardegna ha bisogno di una nuova fase Costituente

Puigdemont è stato un fulmine che non è passato senza lasciar segno.
Venuto > Arrestato > Rilasciato > ha fatto da collante per una ipotetica reunion indipendentista.

Lasciamo stare le tante polemiche che hanno seguito, ci sono alcune novità interessanti.

La prima è che in realtà Puigdemont è stato solo la scusa, ma l’occasione è stata trovata da la Corona de Logu, vero collante della giornata che ha organizzato e apparecchiato l’evento, creando quindi lo spunto.

La seconda è che la Corona de Logu, rappresentando l’assemblea degli indipendentisti nelle istituzioni, dimostra che è già una tendenza in atto quello di cui scrive Biolchini nel suo primo punto dell’analisi: “La battaglia per l’autodeterminazione è dunque partita dal basso, coinvolgendo innanzitutto le amministrazioni locali. Esattamente il contrario di ciò che si è sempre fatto in Sardegna“.
Questo passaggio è un argomento acquisito dagli indipendentisti, che qualche risultato lo stanno portando a casa. Altrimenti non esisterebbe la Corona de Logu.

La terza riguarda l’aspetto dell’unità degli indipendentisti, troppo spesso richiamata, senza una ragione.
La risposta alla richiesta “unitevi“, deve essere: “per far cosa?”.
Ci deve essere un obiettivo, un collante cui collaborare.

La semplice unione delle sigle nel momento elettorale non è sufficiente, si sfascia subito dopo le elezioni (a meno che non si superi la quota del 5%, che di per sé non è un obiettivo impossibile).

Quindi il “per far cosa” deve essere la linea guida, l’elaborazione deve essere in primo piano, si deve tornare a fare politica, lontani dal momento elettorale.

Tra le tante cose che si potrebbero iniziare a riformare nella società sarda dovrebbe essere proprio lo Statuto Sardo, vecchio, stravecchio e obsoleto.

Riscrivendo lo Statuto, che potremmo chiamare anche Costituzione, abbiamo la possibilità di ridiscutere i poteri tra stato italiano e Sardegna.

Potremmo rimodulare le competenze, a partire dalla scuola, inserendo l’obbligatorietà della lingua, storia, geografia, letteratura sarda, ad esempio.

Ovviamente poi va proposto all’approvazione del parlamento italiano, quindi bisogna navigare tra i vincoli costituzionali e le rigidità ideologiche dei partiti politici d’oltremare.

E allora sia la Corona de Logu a farsi carico di questo fardello, facendo da collante tra le varie anime indipendentiste, federaliste e autonomiste.

Trattandosi di una Costituzione non di una alleanza elettorale è necessario che ci sia ampio consenso e ampia partecipazione tra le forze, ed eventualmente di gambe che poi spingano per l’approvazione.

I vuoti si riempiono, anche quelli politici, per cui se non portiamo il dibattito su un nuovo livello, rischiamo di lasciare il campo alle iniziative politiche italianiste come quelle dell’insularità.
Obblighiamo i partiti italiani-sardi a parlare dei nostri argomenti.

In questi anni nella società è cresciuta la partecipazione all’idea indipendentista, che ha finalmente una Assemblea Nazionale Sarda che crea coscienza nazionale nella società, una Filosofia de Logu che, con il peso accademico, fornisce argomenti e smonta vecchie idee arrugginite, una Natzionale di calcio Sarda, la TV in lingua sarda EjaTV.
Tanti sono i progetti su lingua, musica, poesia e cultura di associazioni locali o meno.

Come dire, la società e le intellettualità sono un passo avanti rispetto ai partiti, questi ultimi consapevoli di avere il fiato troppo corto.

È necessario ripartire da una Costituente Sarda per far ripartire il motore della politica, iniziando dalle riforme possibili dentro questa costituzione italiana, superando lo Statuto attuale.

Allo stato attuale solo la Corona de Logu può farsi carico di un progetto simile.

Poi certo, verrà anche il momento elettorale, è fondamentale presentare l’opzione agli elettori.
Ma non baserei tutta l’azione politica su questo momento, sarebbe un suicidio annunciato.

Nella foto Capanna delle riunioni Palmavera, S’Alighera.

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